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Vigo di Ton

Castel Thun

Nel 1992 è venuto a far parte del patrimonio della Provincia Autonoma di Trento che dopo 18 anni di opere di restauro e sistemazione delle collezioni d’arte è stato aperto al pubblico come museo dove si possono apprezzare il castello, suoi quasi 350 dipinti ed anche la vita della famiglia Thun. Lo stato e disposizione dei obietti fanno pensare che attualmente è abitato e che i suoi residenti siano andati in ferie per lasciarci lo spazio a noi.

Il nome della famiglia Thun ricorre assiduamente nella storia della Valle di Non a partire del XIII secolo. Una delle famiglie più potenti in campo politico ed economico del Principato che ebbe ruoli di primo piano anche sulla scena europea. In pochi anni era riuscita a passare dell’oscurità delle origini a posizioni di prestigio con l’acquisizione della rocca Belvesino, che trasformo di modesto fortilizio nella sontuosa ed elegante residenza attuale. La storia del Castello si sviluppa parallelamente a quella dei proprietari rispecchiandone i momenti di grandezza e di decadenza, di opulenza e di crisi.

Simone, alla fine del trecento, appronto importanti lavori di miglioria dell’antica rocca. Il più noto componente della famiglia è forse Sigismondo (1487-1569), consigliere di Massimiliano I, Carlo V e Ferdinando I. Nel 1562 fu oratore al Concilio di Trento e successivamente legato imperiale a Venezia . Dotò il castello delle sue poderose fortificazioni dopo che nel 1528, fu danneggiato da un incendio. Nel corso della settimana santa del 1569, nell’incendio del suo letto, mori tragicamente anche il grande signore.

Altri lavori di miglioria vi approntarono i suoi successori ed i vescovi Thun: Sigismondo Alfonso, Domenico Antonio e Pietro Vigilio, l’ultimo principe e vescovo trentino. Il castello fu devastato nel 1797 dai Francesi e nuovamente restaurato. Dopo quel episodio è stato un periodo di abbandono che durò fino al 1926, quando fu acquistato dal ramo boemo della famiglia e restaurato.

Il Castello, pur nell’aspetto imponente, rientra nella tipologia della villa rinascimentale conservando poco della primitiva fortezza medioevale. Le due cortine murarie, separate da un profondo fossato, risalgono infatti ai secoli XV e XVI e sono un ottimo esempio di architettura militare dell’epoca. Massicce torri si ergono ai lati della cortina esterna, rinforzata verso la valle, da bastoni a mezza luna.

Fra due torri si apre la sfarzosa “porta Spagnola”, del 1566, a grandi conci squadrati, sovrastata della bella insegna araldica dei Thun. Tra il primo e secondo baluardo si trova il fossato delle prigioni, superato di un alto cavalcavia con un unico arco che conduce a la porta bugnata (1541) della seconda cortina muraria. Ai lati si ergono le due torri merlate delle prigioni, superati si arriva al cospetto del palazzo passando sotto un colonnato addossato alla mura. Il piazzale è recintato da enormi muraglioni e da altre due torri. Al centro si eleva il grande edificio di disegno rinascimentale con tre torrette a cuspide gotica ed una quarta terminante a livello del tetto. Solo i conti del Tirolo, avevano il diritto di munire i loro palazzi con quattro torri, segno di potere nei confronti degli altri feudatari. La distribuzione degli spazi del piano terra è ancora di carattere gotico. Una torre cilindrica nell’angolo possiede una scala a chiocciola che comunica le cantine con il sottotetto. Il loggiato ha una grande collezione di trofei di caccia. La stanza del Vescovo, è un amplio locale rivestito di legno e un magnifico soffitto d’epoca barocca. La porta intagliata di data 1574, vero capolavoro. La stanza degli antenati è piena di ritratti di famiglia e ammobiliata stilo rinascimentali.

Ogni stanza presenta numerose opere di alto prestigio.


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