Val dei Mocheni
Val dei Mocheni
Abitata dai mòcheni, antico popolo dalla caratteristica parlata di origine tedesca, la valle è un vero e proprio gioiello incastonato tra verdi pascoli e fitti boschi Il bosco è la ricchezza principale della valle.
Molti i tipi di alberi tra i quali larici, abeti rossi e anche latifoglie. Oggi i frutti del sottobosco sono i protagonisti dell’economia locale.
L’insediamento nella valle da parte dell’uomo risale sicuramente all’età del bronzo, periodo al quale risalgono numerosi ritrovamenti. La particolarità di questa valle è sicuramente l’unicità linguistica che vien confermata anche dai nomi dei paesi rimasti in lingua mochena. La parlata mochena è definita dagli antichi "alemanna ossia tedesca" e gli studiosi la collegano alla parlata bavarese.
Palù del fersina - Palai en Bersntol é la porta occidentale del Lagorai é meta privilegiata di partenza per escursioni in quota. Dal lago di Erdèmolo - Hardimblsea al rifugio Sette Selle - Hitt van Indertol, dal Passo Cagnon - Sattelenjoch al Monte Croce - Kraizsplitz, sono numerosissimi gli itinerari percorribili. Per chi non dispone di allenamento adeguato o del tempo necessario per escursioni impegnative, il "giro del baiti" (Uman de Hittn) si snoda su strade forestali e sendiere di facile percorribilità, immersi in prati e boschi ove la presenza umana é testimoniata dalle numerose baite con i caratteristici tetti in scandole. Un itinerario di un'ora circa parte del centro del paese e, su strada asfaltata ma comunque suggestiva, percorre le località Battisti - Batister e Tolleri - Jerger, per poi raggiungere la pittoresca chiesetta del paese prima di fare ritorno in località Lenzi - Lenzer. La miniera - museo "Gruab va Hardimbl", sul sendiero che conduce al Lago di Erdèmolo - Hardimblsea, é testimone dell'attività estrattiva, per secoli predominante in Valle, e delle leggende nate attorno ad essa.
Sant'Orsola. Capoluogo della Valle dei Mocheni, costituita oggi da quattro comuni (mentre era compresa nell'unico comune di Sant'Orsola nel periodo 1928-1947, tranne il territorio del preesistente comune di Viarago, di lingua italiana, ed accorpato dal 1928 a Pergine Valsugana). Centro con una tradizione turistica e termale, è attualmente noto soprattutto per la estesa e specializzata coltura dei frutti di bosco (fragole, more, lamponi, ribes, ecc.).
In principio può quasi intimorire. Troppo silenzio, traffico inesistente, nei paesi non si trova che l’essenziale. Non è un posto adatto a chi ama fare vita mondana o darsi alle compere: qui arriva solo chi vuole camminare nella natura, chi ama la storia e le tradizioni.
Il Kulturinstitut Bersntol Lusern nasce con la Legge Provinciale 31 agosto 1987, n. 18 per la “salvaguardia e la valorizzazione della cultura delle popolazioni germanofone dei Comuni di Palù del fersina, Fierozzo, Frassilongo e Luserna”. Con Legge provinciale 23 luglio 2004, n. 7, “Disposizioni in materia di istruzione, cultura e pari opportunità”, l’Istituto è stato diviso in due entità autonome: Istituto Mòcheno, con sede a Palù del Fersina e Istituto Cimbro a Luserna. Dal 1 gennaio 2005 i due enti sono diventati operativi.
L’Istituto Mòcheno ha lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio etnografico e culturale, con particolare riguardo alle espressioni linguistiche. Periodicamente viene elaborato un documento programmatico contenente gli obiettivi di medio e lungo termine.
I Mòcheni sono un gruppo etnico di modeste dimensioni (sono state censite 2.278 persone parlanti la lingua mochena nel 2001[1]), insediato lungo il versante orientale dell'omonima Valle dei Mocheni, in provincia di Trento, nei comuni di Fierozzo / Vlarotz, Frassilongo / Garait e Palù del Fersina / Palai en Bersntol. Il termine deriverebbe da variante di pronuncia del verbo tedesco machen, "fare", caratterizzante i mocheni come popolo di lavoratori, e più specificamente della frase mache ich "faccio io" che nel dialetto diviene mòchen i da cui, appunto, mocheni.
L'origine dei Mocheni sembra vada fatta risalire ad un'immigrazione di coloni tedeschi, chiamati dai signori feudali di Pergine, alla fine del XIII secolo, allo scopo di rendere produttiva una zona fino ad allora scarsamente antropizzata.
Tale immigrazione non rappresentò un fatto isolato, trovando corrispondenza in analoghi fenomeni documentati per altre località della Valsugana e, più in generale, per tutto il Trentino orientale.
Nella valle si parla un dialetto tedesco che sembra essere una diretta derivazione dell'alto tedesco antico portato qui nel Medioevo. Dopo la repressione dell'epoca fascista, con la proibizione dell'uso della lingua tedesca, e dopo il disinteresse del secondo dopoguerra, solo a partire dagli anni '60 del novecento si è avuta una lenta rivalutazione di questa e delle altre minoranze linguistiche presenti nell'ambito della provincia di Trento.
Nella Valle segni di presenza di attività metallurgiche sono riconducibili già all'età del bronzo; ancora oggi sono visibili siti con forni in superficie e scorie di fusione tra i più importanti dell'arco alpino. In epoche successive la Valle, data anche la vicinanza con il borgo di Pergine, venne sfruttata per i suoi boschi e pascoli; tuttavia, prima dell'arrivo dei nostri "teutonici", si può dire che nessun gruppo abbia fondato dei villaggi né lasciato testimonianza di insediamenti permanenti. Già alla fine del 1200 esistono notizie di residenti "teutonici" a Frassilongo.
La colonizzazione sistematica del territorio da parte di famiglie di origine tedesca, venne attuata dai conti del Tirolo, ed è operante verso il 1300 per concludersi agli inizi del 1400. Il modello di colonizzazione comporta una particolare suddivisione del territorio in masi höf la cui estensione media varia dai 15 ai 25 ettari. La fascia altimetrica interessata alla zona di insediamento abitativo va dai 700 ai 1400 metri. Oltre a questa altitudine si situano i pascoli e i boschi di proprietà comunale.
Nel corso dei secoli, in particolare nel periodo 1550-1650, alcune famiglie emigrarono ed altre subentrarono, tuttavia molte famiglie ancora oggi residenti (ad es.: Marchel, Moar, Hoss, Korn, Toller, Stefani, Laner, Moltrer, Iobstreibizer, ecc.) possono far risalire la loro origine direttamente ai primi coloni. La Valle conosce un periodo di intensa attività mineraria a partire dal XV fino al XVI secolo. Successivamente lo sfruttamento continua ma con fortune alterne. Le maestranze sono composte da minatori tedeschi knappen che restano brevi periodi in Valle e non si amalgamano con la popolazione locale anche se nell'attività mineraria i locali forniscono manodopera sia maschile che femminile. La vicenda mineraria ha segnato profondamente la cultura tradizionale a livello dell'immaginario, di storie, leggende e fiabe.
Recentemente è stata restaurata ed aperta al pubblico un'antica miniera di rame, la "Grua va Hardömbl" a Palù/Palae. All'interno sono ancora visibili parte delle strutture portanti, le gallerie e le scale in legno risalenti al 1500.


















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